Ufficio federale di meteorologia e climatologia MeteoSvizzera

Attualità sul tempo

25 febbraio 2006

 

Temporali al Sud delle Alpi

 

Temporali in inverno Rari ma non impossibili.
Fra domenica e lunedì, il passaggio dell'attiva perturbazione che ha portato più di mezzo metro di neve sulle Alpi ha generato l'inconsueto fenomenti dei temporali invernali. Diverse persone se ne sono accorte udendo i tuoni generati dalle scariche elettriche nella serata di domenica e hanno anche chiesto spiegazioni in merito.

Effettivamente sul versante sudalpino i temporali sono dei fenomeni tipici del semestre estivo. Ma a volte, soprattutto nel caso del passaggio di attivi fronti freddi, è possibile che si verifichino anche nel periodo invernale. Vediamo un po' come mai.

Gli ingredienti necessari alla formazione di un temporale
I temporali si sviluppano di solito quando l'aria vicino al terreno riesce a scaldarsi a sufficienza per iniziare a salire velocemente verso l'alto. Vi sarete forse già accorti che mettendo una mano sopra un calorifero o una candela (attenzione a non scottarsi !) si "sente" l'aria calda che tende ad andare verso l'alto. Questo perché l'aria calda ha una densità inferiore all'aria fredda. Quando l'aria calda sale verso l'alto incontra però aria più fredda con la quale si mischia. Dal rimescolamento si libera molta energia, si formano estese nuvole, nascono forti precipitazioni, accompagnate spesso da tuoni e fulmini. Maggiore è la differenza di temperatura fra l'aria vicino al terreno e quella in quota e più violento sarà il temporale e più forti le raffiche di vento che lo accompagnano. In casi estremi può anche formarsi della grandine. In estate il forte irraggiamento solare è in grado di riscaldare molto il terreno che a sua volta riscalda l'aria a contatto con il suolo. Le condizioni d'instabilità con aria calda in basso e aria calda in alto si verificano facilmente e di conseguenza anche i temporali sono frequenti.

Lo sviluppo di un temporale d'inverno
D'inverno, con il sole basso all'orizzonte e le giornate molto corte, il terreno non può riscaldarsi più di quel tanto, ragione per cui non si creano quasi mai le condizioni d'instabilità sufficienti per lo sviluppo dei temporali. Vi è però un caso in cui l'instabilità dell'atmosfera può aumentare molto anche d'inverno: quando ad alta quota arriva aria molto, molto fredda, di solito direttamente dalle zone polari. Anche in queste situazioni i temporali che ne risultano al Sud delle Alpi temporali sono perlopiù deboli. Come appunto è stato il caso della serata di domenica 19 febbraio.

Se i temporali invernali sono un fenomeno abbastanza raro al Sud delle Alpi, diversa è la situazione al Nord delle Alpi oppure nei paesi più settentrionali. In queste regioni le discese di aria fredda in quota sono più frequenti e i temporali invernali si verificano più di sovente.

 

Spostamento dell'aria fredda alla quota

Spostamento dell'aria fredda alla quota di 500 hPa (circa 5'500 metri). In blu è indicata la zona con aria a temperatura inferiore ai -30 gradi. Il punto rosso indica la posizione del S. Gottardo (circa).

I tuoni del 19 febbraio 2006
La sera del 19 febbraio la perturbazioen che ha attraversato il versante sudalpino era un cosidetto "fronte freddo". Ciò significa che aria fredda stava prendendo gradualmente il posto di aria piu mite. Le carte indicate qui sopra mettono in evidenza molto bene lo spostamento dell'aria più fredda (al di sotto dei -30 gradi a 500 hPa) fra domenica a mezzogiorno e lunedì a mezzogiorno. Sul radiosondaggio di Payene la temperatura è diminuita da -25 gradi a -30 gradi alla 500 hPa. L'arrivo di aria così fredda in quota ha creato condizioni di una certa instabilità atmosferica. La differenza di temperatura fra la quota di 850 hPa e quella di 500 hPa ha raggiunto valori attorno ai -30 gradi, divario sufficente per innescare lo sviluppo di fenomeni convettivi, con conseguente produzione di qualche fulmine.

Una certa instabilità atmosferica è rimasta latente anche nei giorni seguenti come illustrato nella fotografia seguente, scattata da una webcam di MeteoSvizzera da Montagnola, giovedì mattina 23 aprile. L'obiettivo punta verso le montagne del Gradiccioli e del Tamaro davanti alle quali si nota la formazione di nuvolosità cumuliforme, indice appunto della presenza di instabilità atmosferica.

(Marco Gaia - meteorologo - 24 febbraio 2006)

 

Sviluppo di attività convettiva giovedì mattina nel Luganese

Sviluppo di attività convettiva giovedì mattina 23 febbraio 2006. Immagine eseguita da una webcam di MeteoSvizzera guardando verso il Piano del Vedeggio in direzione Nord.

montagnola.jpg, 123 KB

Situazione sinottica

Synop

Situazione generale al suolo, riportata dalle carte sinottiche di mezzogiorno del 18 e del 19 febbraio.

Carta isobarica: 18.02.06

Carta isobarica: 19.02.06

Immagini METEOSAT

METEOSAT

Quattro momenti della perturbazione all'origine delle nevicate di domenica visti dal satellite: alle ore 06 e 18 UTC il 18 febbraio e ore 06 18 UTC il 19.

METEOSAT: 18.02.06

METEOSAT: 18.02.06

METEOSAT: 19.02.06

METEOSAT: 19.02.06

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