Rotazione del vento in quota
Dopo le intense nevicate verificatesi fino a giovedì 5 marzo, le correnti in quota si sono orientate ai quadranti settentrionali. Mentre a nord delle Alpi, specialmente durante il fine settimana scorso, sono caduti quantitativi di neve importanti fino a quote piuttosto basse, le nostre regioni, trovandosi sottovento, hanno prevalentemente favorito dell’effetto favonico.
La corrente da nord ha raggiunto a tratti notevole intensità, dando luogo ad alcune precipitazioni che si sono spinte oltre la catena Alpina, fino toccando anche alcune località poste a sud delle Alpi. Dall’alto Ticino alle valli del Grigioni Italiano sono caduti, tra martedì sera 10 e mercoledì mattina 11 marzo, 10 e 25 cm di neve. I quantitativi maggiori sono stati misurati, a sud delle Alpi, ancora una volta nelle regioni che già presentano l’innevamento maggiore di tutta la Svizzera, cioè l’alta Vallemaggia e la valle Bedretto.
Sbalzi termici specialmente in montagna
Malgrado la direzione piuttoto costante del vento in quota, le temperature hanno subito in montagna negli ultimi giorni delle variazioni non indifferenti, come mostra anche il grafico sottostante. Sabato 7 marzo si misuravano a 2000 metri 8 gradi sotto lo zero, mentre domenica 8 marzo il mercurio alla stessa quota indicava 2 gradi sopra lo zero. Lunedì la temperatura è di nuovo scesa a 2000 metri a meno 10 gradi circa. È seguito un periodo piuttosto freddo, prima del sensibilie riscaldamento iniziato giovedì 12 marzo. Venerdì 13 marzo sono previsti 3 gradi a 2000 metri. Per domenica è invece atteso un nuovo – anche se temporaneo – raffreddamento.
Fig. 2: andamento della temperatura dal 7 al 12 marzo per le stazioni di misura Matro (2171 m s.l.m.), Cimetta sopra Locarno (1672 m s.l.m.) e Monte Generoso (1608 m s.l.m.).
Fig2.jpg, 101 KBInnevamento fortemente influenzato dalla quota e dall'esposizione
Rispetto all’inizio di gennaio, la traiettoria del sole si è elevata di circa 18 gradi e la durata del giorno è aumentata di quasi tre ore. Ciò ha favorito, in corrispondenza con temperature piuttosto miti, uno scioglimento relativamente rapido della neve sui pendii esposti a sud. Essi si presentano infatti già in buona parte privi di neve anche oltre i 1000 metri. Al contrario, i pendii esposti a nord sono ancora ben innevati fino a una quota di 600-700 metri circa. Sopra 1500 metri circa la coltre nevosa misura invece uno spessore che supera in parte 2 metri. (vedi fig. 3 e 4).
Alpe Mazèr, Val d'Agro (Lavertezzo), ripresa a metà novembre 2008. Le grandi stalle e le cascine sono ben visibili.
Fig3.jpg, 114 KBL'alpe Mazèr prima delle nevicate di inizio marzo. Le cascine erano in parte già sommerse dalla neve.
Fig4.jpg, 112 KBPericolo di incendio di boschi
A seguito del tempo ben soleggiato e alle temperature relativamente miti in concomitanza con il vento da nord molto secco, il terreno nelle zone senza neve è rapidamente asciugato. Di conseguenza il pericolo di incendio di boschi è aumentato sensibilmente, inducendo le autorità competenti a decretare il divieto assoluto di accendere fuochi all’aperto.




