Con l’arrivo dell’estate, ecco riprendere l’attività temporalesca, e con essa il pericolo di trovarsi vicino all’impatto di un fulmine.
Decessi causati dal fulmine sono abbastanza rari: in Svizzera mediamente 3 all’anno, cifra trascurabile se paragonata per esempio al numero di morti dovuti al traffico stradale. La differenza sta nel fatto che ognuno utilizza l’auto per libera scelta, mentre i fulmini ci capitano addosso.
Fig. 1. Fulmini sul Verbano, ripresi da Locarno Monti. (foto F.Spinedi)
Il fulmine si abbatte preferibilmente su punti che sporgono sensibilmente rispetto ai dintorni (alberi, torri, ecc.) e, per un raggio di circa 30 m dal punto della scarica, la zona è da considerarsi pericolosa. Il materiale dell’oggetto esposto, per esempio il tipo di albero, non è determinante. Gli oggetti con una buona conduttività elettrica saranno prediletti. Folgorazioni diretti equivalgono praticamente alla morte certa, in particolare se la corrente passa all’interno del corpo attraverso i vasi sanguigni per scaricarsi a terra.
Scariche indirette, il campo di tensione e la corrente di passo.
A partire dal punto d’impatto del fulmine, si formerà un campo di tensione con forte gradiente, in diminuzione verso l’esterno. Tra un centro concentrico e il seguente, a causa dell’alta resistenza del terreno, vi è una sensibile differenza di campo elettrico. Di conseguenza, se tocchiamo due punti del terreno con tensione differente (due cerchi differenti) vi sarà della corrente che attraverserà il corpo, la corrente di passo. Se con una mano veniamo in contatto con un muro, un albero o qualsiasi oggetto sul terreno, ci troveremo infatti in una situazione di pericolo, in quanto parte della corrente attraverserà il nostro corpo per scaricarsi a terra, attraversando la zona toracica e quindi toccando anche il cuore. L’effetto della corrente sul sistema nervoso è tale da provocare delle contrazioni muscolari involontarie, capaci di provocare movimenti repentini al nostro corpo, dando al sensazione che qualcuno ci abbia dato una gran botta.
Fig 2. Imbuto di tensione al suolo in prossimità di un ometto di pietra (o qualsiasi punto del terreno) colpito dal fulmine, con forte calo del potenziale a cerchi più o meno concentrici. La cosiddetta corrente di passo minima si verifica toccando un solo punto del terreno (corrente C1), mentre essa è maggiore per chi è in cammino (C2). Gli animali subiscono una corrente di passo ancora superiore (C3), ciò che si rispecchia in un maggior numero di incidenti.
Buoni ripari sono: abitazioni, costruzioni con struttura metallica, baracche con pareti di metallo, autovetture, vagoni del treno, cabine metalliche (gabbia di Faraday). Si può trovare protezione anche all’interno di capanne, bivacchi, cappelle o fienili (senza però toccare le pareti esterne), sotto i fili dell’alta tensione o cavi a sbalzo (ma non in prossimità di tralicci!) e all’interno di un bosco con alberi di altezza simile. In mancanza di simili ripari, ci si può proteggere dalle scariche anche mettendosi in posizione rannicchiata, a piedi uniti, in conche del terreno. Se si è in gruppo, non ci si deve toccare (corrente di passo).
Fig. 3. Posizioni e luoghi più a rischio (NO) e meno a rischio (SI) da scariche elettriche.
Punti a rischio.
Sono da evitare gli alberi singoli, come pure i bordi del bosco con alberi d’alto fusto o alberi con rami penzolanti. Sono pericolosi gli oggetti esposti quali cime, creste, torri, tralicci, corsi d’acqua, cavi o vie ferrate in montagna. Possono anche essere pericolose le piscine o laghi, soprattutto lungo la riva, le tende non protette, le barche con alberi di metallo, le ringhiere, ecc.
Comportamento in caso d’incidente.
La corrente che attraversa il corpo tocca anche gli organi interni. Oltre alle bruciature, possono verificarsi alterazioni del sistema nervoso centrale, disturbi del ritmo cardiaco, crampi, paralisi o altri disturbi neurologici. La morte per fulminazione avviene per paralisi del centro di respirazione e per arresto cardiaco. Possono perciò risultare efficaci delle rianimazioni eseguite immediatamente, quali massaggio cardiaco o respirazione artificiale.
Altre informazioni vedi Comportamento in caso di temporali
Da: “Il tempo in montagna”, di G.Kappenberger e J.Kerkmann, Edizioni Zanichelli
