Nell'inverno 2009-2010 (novembre-febbraio) la temperatura è risultata particolarmente bassa nelle regioni di montagna, mentre non si è discostata molto dalla norma in pianura. Il soleggiamento è risultato scarso, in particolare nel Giura. Le precipitazioni hanno superato la norma al sud e localmente all'ovest mentre hanno mostrato un forte deficit nell'Alto Vallese e nel nord dei Grigioni.
Bisogna risalire almeno fino al 1980-1981 per trovare un inverno più freddo in montagna. Sopra i 1000 metri circa, quest'anno vi è stato uno scarto negativo da circa 1.5 fino a 2 gradi, in gran parte riconducibile alla scarsità di situazioni anticicloni stabili. L'alta pressione invernale, infatti, porta tipicamente tempo soleggiato e relativamente mite in quota, mentre le notti chiare favoriscono il raffreddamento del terreno e la conseguente formazione di laghi di aria fredda in pianura. Le molte depressioni hanno invece spesso convogliato aria fredda verso le Alpi ma la copertura nuvolosa ha un po' mitigato le temperature notturne a basse quote.
La distribuzione delle precipitazioni è stata tipica per un inverno dominato da correnti meridionali o sudoccidentali, con il massimo nel Ticino centrale e meridionale e un minimo nelle valli nordapine percorse dal favonio.
Bisogna risalire almeno fino al 1980-1981 per trovare un inverno più freddo in montagna. Sopra i 1000 metri circa, quest'anno vi è stato uno scarto negativo da circa 1.5 fino a 2 gradi, in gran parte riconducibile alla scarsità di situazioni anticicloni stabili. L'alta pressione invernale, infatti, porta tipicamente tempo soleggiato e relativamente mite in quota, mentre le notti chiare favoriscono il raffreddamento del terreno e la conseguente formazione di laghi di aria fredda in pianura. Le molte depressioni hanno invece spesso convogliato aria fredda verso le Alpi ma la copertura nuvolosa ha un po' mitigato le temperature notturne a basse quote.
La distribuzione delle precipitazioni è stata tipica per un inverno dominato da correnti meridionali o sudoccidentali, con il massimo nel Ticino centrale e meridionale e un minimo nelle valli nordapine percorse dal favonio.
Fig. 1: Situazione di favonio nelle vallate nordalpine con le caratteritiche nubi a forma di lenti, Altocumulus lenticolaris (foto D. Gerstgrasser).
