Situazione generale
L'attuale inverno è iniziato particolarmente secco, contrassegnato da prolungate situazioni di alta pressione e con ripetuti afflussi di aria continentale fredda in direzione delle Alpi. La siccità è stata interrotta una prima volta a fine gennaio con una nevicata particolarmente soffice fino in pianura e con altezze di neve ragguardevoli.
Anche la prima metà di febbraio al Sud delle Alpi è risultata di nuovo perlopiù asciutta, determinata da condizioni anticicloniche con anche alcune fasi di favonio. In seguito si è invece avuto un drastico cambiamento della situazione generale con l'arrivo sul continente di correnti atlantiche, assenti da diversi mesi, un progressivo riscaldamento e abbondanti precipitazioni sulle Alpi Occidentali e il Vallese. Il Sud delle Alpi è stato toccato dalle correnti occidentali a partire dal 18 febbraio con una prima perturbazione, (fronte freddo) che ha interessato soprattutto il Grigioni italiano e l'alta Engadina, portando una ventina di centimetri di neve.
La notte tra sabato 18 e domenica 19 è risultata serena e fredda, mentre nel corso di domenica mattina è iniziato l'afflusso massiccio di umidità da sudovest, formando una situazione di sbarramento. L'attiva perturbazione che è seguita ha attraversato le nostre regioni in tarda serata, accompagnata, come la precedente, da una distinta attività elettrica (fulmini e tuoni).
Le precipitazioni
I quantitativi totali di acqua caduti al sud delle Alpi sono paragonabili a quelli dell'evento di fine gennaio per il Sottoceneri, mentre sono stati più elevati nella zona del Sempione, Sopraceneri e nelle valli del Grigioni Italiano.
Nettamente più difficile da prevedere rispetto all'evento di fine gennaio, è stato il limite delle nevicate. Considerando unicamente il tipo di massa d'aria che ha prodotto le precipitazioni, si poteva teoricamente prevedere un limite tra 500 e 1000 m. Bisogna però tener conto di un fattore più difficilmente prevedibile, il raffreddamento dell'aria a causa delle precipitazioni, raffreddamento che aumenta con l'intensificazione delle precipitazioni e che risulta più marcato nelle valli. Si sono così registrate notevoli differenze di innevamento tra le regioni a basse quote del Sottoceneri e quelle del Sopraceneri.
I quantitativi di acqua equivalente (facendo fondere la neve) caduti domenica sono generalmente compresi tra 50 e 60 l/m2 nel Ticino e Mesolcina, con punte attorno a 90 l/m2 in alta Valle Maggia e Val Bedretto e tra 20 e 30 l/m2 nelle altre valli del Grigioni Italiano e dell'alta Engadina, ai quali si aggiungono i 10-20 l/m2 di sabato. In montagna sopra ca. 1500 m di quota, lunedì mattina si poteva così misurare una coltre di neve fresca di 70-90 cm, la più cospicua avuta finora quest'inverno. Nevicate nelle Alpi dell'entità di quella di domenica (su 24 h) si verificano in media ogni 5-10 anni (stazione di riferimento: Bosco Gurin).
(G. Kappenberger, F. Spinedi e G. Della Bruna, 20 febbraio 2006)
Precipitazioni in acqua equivalente (pioggia e neve fusa) cadute domenica 19 febbraio 2004, l/m2
Cartina della neve nuova, somma su 24 ore, misurata lunedí 20.2 mattina (fonte: http://www.slf.ch)


