Brusco calo della temperatura
Come è stato previsto con buon anticipo nella notte tra domenica 18 e lunedì 19 marzo un calo marcato della temperatura ha investito l'insieme della regione alpina. Ciò è stato provocato dall'afflusso da nordovest di aria d'origine artica che ha gradualmente interessato gran parte dell'Europa occidentale.
La formazione di una vasta depressione centrata sulla nostra regione ha convogliato aria umida dal Mediterraneo ai Balcani per raggiungere il versante nordalpino, dove si sono verificate delle nevicate localmente copiose con i conseguenti disagi, soprattutto al traffico.
L'aria fredda ha poi valicato le Alpi manifestandosi sul versante meridionale con un fastidioso vento da nord.
Il grafico seguente mostra l'andamento della deviazione della temperatura media giornaliera in alcune stazioni di montagna come pure di pianura su ambedue i versanti delle Alpi.
Il grafico mostra che in montagna il calo della temperatura è stato di circa 15 gradi, mentre in pianura a nord delle Alpi di circa 8 gradi. Al sud il termomero è sceso di "solo" 6 gradi. Questo dovuto al fatto che l'effetto favonico ha mitigato leggermente il raffreddamento. A livello epidermico però non è stato piacevole a causa del sensazione di freddo dovuta al vento.
Ci si può chiedere se simili sbalzi di temperatura siano eccezionali o meno. Confrontiamo qui sotto l'evoluzione dello stesso parametro, la deviazione dalla norma della temperatura media, per le stesse stazioni e lo stesso periodo:
Vediamo che attorno al 10 marzo del 2006 si è verificato un brusco calo della temperatura all'incirca della stessa entità in montagna e al nord, più mitigato al sud. Se ne deduce che queste invasioni d'aria fredda non sono così fuori norma.
I due grafici mostrano però nell'insieme delle 3 settimane delle differenze notevoli: nel 2007 le temperature erano costantemente sopra la media già da un paio di mesi, ciò che ha favorito un largo anticipo dello sviluppo della vegetazione, mentre nel 2006 le fasi calde si alternavano a quelle più fredde. Quest'ultimo andamento è nettamente più usuale di quello recente, dove anche la fase fredda dura da diversi giorni e proseguirà ancora fino all'inizio della prossima settimana.
Una circolazione atmosferica inusuale
Già da diversi mesi si osserva una circolazione atmosferica generale eccezionale: durante l'inverno la corrente a getto ha convogliato sull'Europa centro-settentrionale un gran numero di tempeste atlantiche, dato che si trovava spesso molto più a nord del normale. Essa faceva affluire aria mite sul continente che ha mantenuto il termometro su valori alti per molte settimane. L'anticiclone russo che abitualmente si estende fino alle Alpi non s'è quasi fatto vedere.
Nelle ultime settimane la corrente a getto ha assunto una posizione molto più meridiana con discese d'aria artica fino a latitudini piuttosto basse: settimana scorsa nevicava a New York e in questi giorni è toccato all'Europa.
