Le notti si allungano
Dall'equinozio d'autunno la durata delle notti ha superato quella dei giorni e in questo periodo la diminuzione è di circa 3 minuti al giorno. La perdita di calore del suolo, soprattutto nelle notti chiare e senza vento, diventa così più importante. L'aria soprastante si raffredda a sua volta e nei luoghi pianeggianti si forma nella notte un lago d'aria fredda. In una notte chiara al mattino presto tra 5 cm e 2 m sopra il terreno si può osservare una differenza di temperatura fino a 4 gradi. Se poi ci si alza di alcune decine di metri la temperatura più risalire di altri 3-5 gradi. Queste inversioni termiche spariscono nel corso della mattinata grazie al riscaldamento solare.
Il calo della temperatura produce un rialzo dell'umidità relativa che spesso raggiunge la condensazione. In caso d'aria immobile l'umidità in eccesso produce la rugiada. Se invece c'è un minimo rimescolamento dell'aria vicino al suolo si formano delle goccioline, ossia la nebbia. Questa a volte ha uno spessore di poche decine di centimetri, altre può raggiungere le decine di metri e oltre.
Il calo della temperatura produce un rialzo dell'umidità relativa che spesso raggiunge la condensazione. In caso d'aria immobile l'umidità in eccesso produce la rugiada. Se invece c'è un minimo rimescolamento dell'aria vicino al suolo si formano delle goccioline, ossia la nebbia. Questa a volte ha uno spessore di poche decine di centimetri, altre può raggiungere le decine di metri e oltre.
Gelate autunnali
Nel periodo primaverile, tra marzo e maggio, si osservano sovente delle gelate che possono causare dei danni alle colture. Nel settore ortofrutticolo, le piantine sono piccole e perciò più vulnerabili. Con l'avanzare dell'autunno possono verificarsi pure delle gelate, ma rispetto alla posizione del sole queste sono più tardive. Inoltre le culture sensibili al gelo sono meno diffuse che in primavera, rispettivamente più sviluppate.
Come sul resto dell'anno anche in autunno le temperature tra i due versanti alpini sono superiori al sud del nord. I valori medi mensili sono circa 2 gradi più elevati. Quindi anche le gelate in ottobre sono più frequenti sull'altopiano. Anche questo fenomeno ha una grande variabilità interannuale: in effetti possiamo avere dei mesi d'ottobre privi di gelate (ma spesso anche ricchi di nuvolosità e precipitazione), rispettivamente con una frequenza elevata. L'estate del 2003 viene ricordata come la più calda mai registrata, ma molti hanno scordato che la fine ottobre di quell'anno ha registrato frequenti gelate: sul piano di Magadino ce ne furono 2, mentre 7 nelle pianure friburghesi e ben 13 in quelle turgoviesi.
Come sul resto dell'anno anche in autunno le temperature tra i due versanti alpini sono superiori al sud del nord. I valori medi mensili sono circa 2 gradi più elevati. Quindi anche le gelate in ottobre sono più frequenti sull'altopiano. Anche questo fenomeno ha una grande variabilità interannuale: in effetti possiamo avere dei mesi d'ottobre privi di gelate (ma spesso anche ricchi di nuvolosità e precipitazione), rispettivamente con una frequenza elevata. L'estate del 2003 viene ricordata come la più calda mai registrata, ma molti hanno scordato che la fine ottobre di quell'anno ha registrato frequenti gelate: sul piano di Magadino ce ne furono 2, mentre 7 nelle pianure friburghesi e ben 13 in quelle turgoviesi.
Il suolo conserva calore
Il terreno ha la capacità di conservare il calore ben superiore a quella dell'aria. Inoltre quest'ultima può venire sostituita da aria di provenienza settentrionale più fredda, rispettivamante più calda da sud.
Riprendendo l'ottobre 2003, ecco i dati del piano Magadino misurati a 20 cm sotto la superficie, rispettivamente i valori minimi giornalieri a 2 metri. Nelle giornate più fredde con il termometro che scendeva di 4 gradi sotto lo zero, mentre nel suolo si fermavano a più nove.
Riprendendo l'ottobre 2003, ecco i dati del piano Magadino misurati a 20 cm sotto la superficie, rispettivamente i valori minimi giornalieri a 2 metri. Nelle giornate più fredde con il termometro che scendeva di 4 gradi sotto lo zero, mentre nel suolo si fermavano a più nove.
